la chiamavano pollice nero.

standard 14 giugno 2012 Leave a response
dimenticatevi di me.
io non esisto.
non sono più interessante, non sono più sorridente, non sono più io.
non voglio che sia facile, non voglio che sia immediato, voglio solo che esista qualcosa, che non svanisca, che non si infranga, ancora prima di inziare.
non voglio più giocare, non voglio più leggere imprevisti o probabilità, non voglio più rischiare.
non so come si faccia ad essere forte, a resistere a questi spifferi leggeri che ora mi distruggono. ho le mani sbucciate, cado sempre di faccia, sono piena di graffi. 
le croste non faccio in tempo a farle rimarginare, sanguino.
questi ultimi post fanno schifo.
sono densi di depressione e di sconforto.
sono densi di tutto ciò che di peggiore si può conservare dentro un’anima perennemente felice.
pensavo di avere il pollice verde e invece tutte le piante marciscono all’interno. diventano nere, come queste trombette di morto. e pensare che cucinate sono anche buone. 
forse devo diventare cannibale e mangiarmi tutti quelli che, passandomi a fianco, mi fanno diventare sempre più nera.
e un po’ più antipatica, ogni giorno di più.

vorrei essere una principessa di altri tempi, passare le giornate a pettinarmi i lunghi capelli davanti allo specchio. abitare chiusa in una torre e non annoiarmi nonostante la passività dei miei giorni. aspettare il principe azzurro, con calma e determinazione, sapendo che arriverà, se non per la mia bellezza perlomeno per la mia dote.
invece la mia unica dote è questo blog e le mie parole.
e la mia bellezza non è mai esistita. tantomeno esistono i miei lunghi capelli. 
sono corti.
sono impazienti.
nessuna torre, nessuna capacità di attesa, nessuna pazienza.
solo tanta voglia di sbrogliare la matassa, arrivare a capo di questo gomitolo, smettere di tormentare tutti quelli che mi stanno accanto con le stupide ed inutili paranoie di cui mi circondo.
oggi è una giornata così.
nuvolosa, instabile, arrabbiata.
assolutamente depressione totale e su tutta la linea.
non credo più in nessuno spiraglio, mi dispiace tanto di essere arrivata a questo.
lasciatemi in pace.
grazie.
Berenice

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Sono Berry. Donna, mamma, moglie. Scrivo, corro, lavoro, amo. Sorrido sempre e non mi basta mai.

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