ROUTINE D’AMORE.

standard 23 aprile 2014 21 responses
I piedi scostano la coperta, fino a spingerla in fondo al divano, dove altri residui bellici delle feste appena passate erano stati lasciati.
Non così lontani da essere dimenticati, non così vicini da essere spostati.
Era come se tutto fosse fermo, in attesa di un evento travolgente e inesorabile, una ventata, un trambusto, un improvviso crepitio che avrebbe cambiato le cose.
Fermo forse no, ma lento e stanco, come il cucchiaino abbandonato nella tazza, dove la tisana rilassante ha lasciato una traccia colorata. Stanco come il fiore appisolato nel piccolo vaso, con poca acqua stantia. Il tempo stanco del recupero delle forze, quando la domenica ti abbandona, lasciando spazio ai pensieri, ai doveri, ai meccanismi conosciuti del lunedì. E di tutti gli altri giorni della settimana.
In fondo sono cose a cui teniamo, anche se facciamo finta di esserne stanchi. La routine. Perché se anche solo per un giorno ce la porta via la febbre o un po’ di traffico in più, quasi ci sentiamo abbandonati. E’ nella natura umana rendere interessante ciò che è antipatico. E’ nella natura umana lamentarsi continuamente di ciò che si ha per poi lamentarsene se non lo abbiamo più.

Le mani si intrecciano tra di loro, cercando contatto. La punta delle dita è sempre fredda, sempre troppo fredda, corre a riscaldarsi sotto la maglietta, dove c’è pelle, quella sua, quella calda e confortante.
Tutti questi strumenti di oblio – coperte, mani, divano, piedi – parlano dell’ozio distorto e necessario, a volte si, necessario. Come quando aggiungi l’olio sulla fetta di pane e pomodoro. E poi un po’ di sale. Ogni strumento aggiunge sapore ed è come uno strumento del piacere, che spinge oltre tutti i sensi coinvolti. Ho bisogno di te. Mano, piede, sospiro.
Toccami con la noia e l’abitudine di ogni giorno. Lasciami inerme come quella coperta arrotolata. Sul cuscino i miei capelli perdono la forma e ne trovano un’altra.
Raccolgo il tuo respiro e cerco di abbracciarmi stretta a te, che sei il mio unico amore. 
E anche se non celebro quei giorni simbolici, dietro alla mia immagine riflessa ci sei sempre te.
Sei lì e non ti muovi.
Mi proteggi e io ti chiedo di proteggermi di più.
Mi dimostri e io ti chiedo di farlo in un modo che io possa comprendere.
Mi segui, annuisci alle mie scelte, condividi le mie follie e le mie assurde paranoie.
Sali e scendi sulle montagne russe senza avere nausee o ripensamenti.

I tuoi occhi brillano come i mari tropicali più trasparenti del mondo.

La routine ci accompagna, io e te sulla stessa piccola barchetta, giù per le rapide del fiume. Nell’ansa che raccoglie la calma di un momento rilasso il mio sguardo e ti vedo, così come tu vedi me. E forse hai ragione. Queste maledette “rapide” ogni tanto mi confondono, ma devo ritrovarmi e soprattutto non perdere te. Tu non mi perdi  mai. Ma come fai? Come dici? E’ il rumore dell’acqua scrosciante che copre la tua voce, devo concentrarmi per sentirti di nuovo…Dici che basta vedere dove si mettono i piedi, insieme, per non perdersi? Dici che non per forza dobbiamo voler fare le cose allo stesso modo? 
E se poi mi sento soffocare dalle ansie? Troveremo una soluzione anche a questo.
Insieme.
Sempre.
Per attraversare in barca ogni tempesta.

Io e Te ? E il nostro primo anno insieme. Grazie Amore, TI AMO!

TRANNE ME.

standard 14 gennaio 2014 44 responses
Appena ho aperto gli occhi mi è apparso, parola per parola, il sogno fatto.
Ho sognato che compravo una Bentley. Una berlina, rossa, ovviamente con la guida a destra.
La pagavo subito, in contanti, 12.500 Euro. Poi salivo, cercavo di capire come funzionasse e ingranavo le marce…certo, non era immediato, però guidavo. Accanto a me c’era il Bullo, dopo un po’ facevo guidare lui. Mentre andavamo mi ricordo di aver pensato (sempre in sogno) perchè avessi dovuto cambiare auto, visto che la mia Clio andava benissimo…però questo pensiero svaniva senza tormentarmi più di tanto e mi lasciavo trasportare, chiudendo gli occhi, tra le curve dolci che costeggiavano la scogliera.

E mi è venuto in mente l’inizio di una storia. Che poi è solo l’inizio, quindi non serve a niente però, vista la totale assenza di tempo e modo di scrivere due righe in questi giorni, ho cercato di concretizzare lo stesso…

La casa, su una scogliera. Un faro eroso dal tempo e dalla salsedine, una luce costantemente accesa, la luce della salvezza, della speranza, dell’approssimarsi, della vicinanza, del controllo, della costanza. Una moderna Raperonzolo dai capelli rossi fuoco, lunghi e morbidi, come le lingue di sole all’alba del mare.
Capelli rossi, scogliere appuntite e bianche.
Navi che lasciano una scia continua di strette e frequenti onde, cioccolato scuro, che si fonde lasciando le nocciole galleggiare sul mare.
Immagini ricorrenti, racchiuse dentro un nocciolo di pesca, come tante piccole matrioske. Una buccia pelosa e vellutata, un morbido frutto profumato, un rigido guscio bucherellato, un seme di forma allungata con uno strano tesoro all’interno. Il peso è leggero, tra le mie mani, ci gioco, lo tiro in aria, sento il vento sibilare in quei fori.

Vorrei raccontare una storia, tante storie. Vorrei raccontare.
Di me, di quello che succede tutti i giorni, dello spazio e del tempo troppo occupati, di come scorre tutto via e lascia sorrisi, di quelle giornate storte e nate male oppure di quelle felici e piene di occhi lucidi di emozione.
Ieri era così. Un giorno azzurro. 
Azzurro come il cielo di questo inverno caldo.
Azzurro come i palloncini che ho portato a Tommaso, la creatura meravigliosa che è venuta al mondo da mia cugina e suo marito.
Azzurro come lo sfondo del mio computer.
Azzurro come gli occhi del mio Amore, che mi riempie le giornate anche quando non c’è, perchè c’è sempre, sempre, sempre.
Azzurro come il mare che vedo nel mio sogno, mai troppo profondo.
Azzurro come i mondi che vorrei esplorare.
Azzurro di pienezza.
Azzurro di quantità.
Ogni giorno è un simbolo per il quale vorrei inventare un nuovo ideogramma, trovare le parole, le virgole necessarie. Ma ho imparato che non sempre c’è qualcosa di necessario, di indispensabile, di urgente, di ovvio.

TRANNE NOI STESSI.
Jack Vettriano

WOR(L)DS#10

standard 2 dicembre 2013 36 responses

Progetto di Scrittura Creativa di Zelda was a Writer

WOR(L)DS #10

Per Camilla e gli abitanti di Wor(l)ds.

 
A volte si ha bisogno di stringere nodi, fiocchi paffuti, morbidi incroci.
A volte si ha bisogno di riempirci gli occhi di lustrini, magici e ruvidi.

Le mie parole scorrono su un nastro, liscio e color pastello.
Riavvolgo il nastro, riascolto la mia voce.
Ascolto il più piccolo frammento di disturbo, che movimenta il sottofondo.
Emergono in superficie suoni alieni, lingue che non conoscevo. Riavvolgo il nastro. Riascolto.
Stringo il nodo, il fiocco è pronto per l’albero.
Perché ho tradotto tutti i dialetti di questi strani mondi diversi, li ho incontrati, manipolati e vissuti.

Queste Parole Creano Dipendenza.
Assuefazione Virtuale e Straniera.
Guardo dondolare ciò che ho appeso, ammaliata, come fosse un amuleto di gioia color arcobaleno.

 
****
 
Inizia Dicembre e un progetto si è chiuso. 
Mi sento un po’ ubriaca, in quel momento in cui si incrociano malinconia ed euforia.
A dire la verità non mi sono mai ubriacata, ma questo è un altro discorso.
Il sapore che sento è un sapore buono, di persone genuine, di sorrisi che nascono dal cuore.
Vedo una Milano nuova, che mi parla di Pop Art e di navigli.
Vedo nuovi abbracci e sguardi, nonostante sciarpe e cappelli a coprire i venti gelidi.
E allora penso.
Penso che oggi sono di poche parole, che non trovo quelle giuste e che forse, a volte, va bene anche non spenderne troppe.
Penso che è una giornata grigissima, ma che certe condivisioni, non si fanno mai coprire dalle nuvole.
 
Gio & Berry – Andy – Wor(l)ds – Worldsiani & Camilla
E siccome oggi sono silenziosa, vi lascio con ciò che ho letto ieri alla mostra di Andy Wahrol:

Non pensare di fare arte, falla e basta. 
Lascia che siano gli altri a decidere se è buona o cattiva,
se gli piace o gli faccia schifo.
Intanto mentre gli altri sono lì a decidere
tu fai ancora più arte.

LA LINEA BIANCA#4

standard 28 novembre 2013 16 responses

Con una mano appoggiata sul tuo petto e l’altra sotto il mio fianco, ascolto il tuo respiro.

Per quanto possa essere cosa banale, ogni volta mi stupisco di come sia perfetta la forma delle mie dita proprio lì, in quella posizione. Mi immagino di disegnarla con un gessetto, lasciando il mio segno su di te, facendo in modo che sia indelebile al tempo e ai giorni, che a volte scorrono via senza lasciarti il tempo di sbattere le ciglia.
A volte camminiamo e non lasciamo tracce. E il nostro seguito pesante si dissolve. La dispensa piena di barattoli, ordinati, colorati, ognuno con il loro fiocchetto di raso, con le punte un po’ sfilate, conserva sottovuoto i sorrisi e le anime che vestiamo ogni giorno.
Stamani ho aperto il barattolo giallo. C’era anche un gessetto, per disegnare la mia mano sul tuo petto, l’ho lasciato sul comodino.
Voglio ritrovare il suo tratto stasera, quando i miei capelli ti faranno il solletico e il segno polveroso colorerà la tua pelle.
Intanto vestita di giallo, con un fiore tra le mani io varco la soglia di casa, lasciando che la mia scia mi segua, senza dissolversi davvero, perché voglio ritrovare la strada percorsa.

Oggi è un giorno giallo.
Il cielo è giallo.
L’aria non è trasparente ma colorata di giallo

Io respiro sabbia del deserto 
mentre piove camomilla 
dalle nuvole che filtrano il colore del sole.

Tutto è giallo.

Ma io esco lo stesso, in questo strano giorno, perché mi piace vedere ciò che accadrà, minuto dopo minuto, anche se non avrò il tempo di vedere cadere i petali della gerbera che stringo tra le mani.
Me la porto al naso, ogni passo, per coglierne le sfumature, cambiano come cambia la mia prospettiva di osservazione del mondo: anche se avanzo di poco, anche se le mie gambe sono corte, trovo sempre cose nuove da osservare, in questo giorno colorato.
Volano piccoli pollini gialli.

Non è solo pioggia, sono pois di primavera che cadono.

Banksy ?
***
Ci sono delle parole che vorrei dipingere, ma non ne sono capace. E allora cerco immagini in giro per il web, che descrivano quello che voglio dire, ma non sempre ne sono soddisfatta. Banksy è un artista che sa comunicare in un modo incredibile, ma in questo caso avrei voluto un quadro fatto per me. 
Con l’aria rarefatta, piena di pollini e di un giallo diffuso, senza troppi contrasti. 
Un quadro che parlasse di ciò che ho scritto. Dell’aria colorata ma tenue e delicata, che carezza le gote delle persone che passeggiano e che la attraversano.
Un disegno a matita e carboncino, su carta ruvida.
Stasera colorerò il mio disegno con la musica del mio amore. Suonano in un posto vicino Firenze, sono già lì con gli occhi a ? ? che lo guardo suonare.
Domenica invece sarò a colorare insieme a Camilla. Wor(l)ds diventerà una realtà, sarò tanto felice di farne parte. In 10 puntate del suo progetto è stata capace di creare un insieme sinergico di razionalità e tentazioni che non ho mai visto prima. Coinvolgimento e passione, dettagli e grammatica. 
People have the Power, canta Patti. Che sia nelle nostre Parole, questo potere.
Vi bacio. Sono felice.

WOR(L)DS#9

standard 25 novembre 2013 38 responses

Progetto di Scrittura Creativa di Zelda was a Writer



WOR(L)DS #9 

Quell’aereo portava lontano. Pensieri, valigie e illusioni.


Lei, guance calde e soffice intelletto, aveva un amuleto tra le mani, mentre volava sopra Roma, mentre ne percepiva i confini. L’amuleto stretto, colorato, dalle forme sinuose di una matrioska, le dava quel senso di sicurezza necessario, ogni volta che il distacco da terra era reale, non fervidamente immaginato.


Quell’aereo volava lontano. Sospiri, istanti e sorrisi.


Lui, capelli vivaci e sguardo ostinato, aveva un solo desiderio, mentre salutava Roma, mentre rivedeva le foglie gialle raccolte nel cestino della sua bicicletta, un desiderio trasparente e luminoso come un diamante.


Il loro sconosciuto domani si intrecciò, destando i miei occhi con la sua bianca scia, mentre sognavo, sospesa e persa, nell’azzurro cielo di Roma.

***


Trentuno. 
Non è il numero finale di una combinazione segreta.
Nemmeno la temperatura esterna.
Sono gli anni che (anagraficamente) dicono io abbia compiuto ieri.
Non me li sento addosso, così come non voglio sentire questo gelo improvviso sulla città, che mi raffredda il naso anche se sto in casa, mi blocca le ginocchia in bicicletta e mi disturba nonostante gli strati felpati che indosso.
Quindi, dopo questo weekend strapieno, mi tuffo nella nuova settimana cercando di non sentirne il peso, metto in fila gli impegni e i pensieri arruffati e vedo i vostri sorrisi sul mio specchio. I sorrisi delle persone che mi vogliono bene.
Improvvisamente non sento più nemmeno freddo, ma solo un immenso sole che pulsa e irradia la sua luce.
Il regalo migliore sono le persone che continuano a fare il girotondo con te anche se, a volte, gli fai girare un po’ la testa.

Ps: il piddieffe delle composizioni ancora non c’è, appena lo mette on line la nostra Camilla lo pubblico anche io! E forse domenica la conoscerò, speriamo! ^_^

WOR(L)DS#8

standard 18 novembre 2013 28 responses

Progetto di Scrittura Creativa di Zelda was a Writer

 
WOR(L)DS #8 


Abbandono le mie scarpe sul bordo delle scale, ora che la luce arancione invade timidamente la stanza e i miei occhi si abituano all’oscurità.
E sei tu, che spingi l’inchiostro sul foglio, e io scrivo.

La foglia si incrina di un flebile sbaglio
Il colore si perde in infinita clorofilla
Rumori e calpestii commentano il passaggio di indelebili cortei
Di maggiolini e coccinelle rosse.
Variopinto mondo di nature interiori,
Traslucide iridi si gonfiano di rugiada
Acqua riempie il sentire ormai sazio,
Le gole empie si fanno carichi ruscelli.

Comporre note e solfeggi come un lirico amore
Intingere la piuma di un colorato biancore.
Concentrici cerchi si avvitano
Alla ricerca continua, perpetua
Di uno sguardo altrove.


***

Ho fatto sogni affollati.
Sono stati giorni lunghi.
Ho pensato molte cose.
Ho pensato intensamente a molte persone.
Non che sia importante, ma queste parole sono per qualcuno a cui voglio bene. John Keats me le ha ispirate, e a lei le dedico.
Prima che mi sfuggano provo a chiuderle in uno scrigno tutte queste parole, corte o lunghe che siano, perchè oggi le sento scorrere via facilmente. 
E poi…volevo fare gli auguri ad una persona meravigliosa e fuori dall’ordinario, una persona che ha fatto della sua vita sognata una realtà concreta, una che quando la guardi negli occhi vedi amore e purezza, senza malignità, interesse o sotterfugi!


Adesso…sono distratta. 

Devo scappare.
Che la vostra settimana sia piena di carezze.

Ah! Per chi volesse leggere il pdf dei componimenti della scorsa settimana, eccolo qui!

WOR(L)DS#7

standard 11 novembre 2013 48 responses

Progetto di Scrittura Creativa di Zelda was a Writer


WOR(L)DS #7

Il tempo cambia il suo corso, ora che sono qui.
Il molo di un lago.
Mi siedo. Gli assi di legno scricchiolano. Le mie gambe ciondolano come un pendolo. Il loro riflesso è delicato, piccole pieghe increspano l’acqua e le lancette.
Un orologio guida i pensieri, mentre i capelli svolazzano toccando il mio naso freddo. Ogni ticchettio sgretola e crea una successione perpetua di immagini.
Tutto rotola via, tranne il sole.
Mi sdraio sulle assi di legno e lo vedo, chiudo gli occhi ma non si spegne.
Luccica sul lago una macchia nera, ma forse è la mia coscienza. Galleggia e resiste, sotto questi raggi amici.
Chiudo gli occhi di nuovo e allineo ogni quadro al suo posto, in questa pinacoteca fertile di arte permanente.

Quando si cambia ambiente, 
anche lo scorrere del tempo e delle emozioni 
assume improvvisamente una dimensione diversa.
A sud del confine, a ovest del sole – H. Murakami
***
Procediamo a gonfie vele, o così almeno è quello che sembra, ogni lunedì. In realtà il tumulto che mi creano gli stimoli di Camilla non è chiaro nemmeno a me. Lei scrive con una semplicità assurda i suoi post che a me parlano di quanta strada ho da fare ma anche di quanta ne posso davvero fare, se solo ci metto la testa oltre al cuore, in ciò che scrivo.
La passione e l’ispirazione non sono tutto per chi ama scrivere.
La grammatica e la razionalità contano allo stesso modo.
E dunque. Non solo l’amore, nelle parole. Devo cercare di parlare di altro in questi piccoli componimenti. Qui parlo di una cosa che mi fa accendere lo sguardo e l’anima: l’arte. Il modo delicato in cui io la vivo e le emozioni senza luogo e senza tempo che mi crea dentro.
Una specie di smania, un formicolio.
Queste riflessioni vanno oltre, si espandono proprio come quella macchia nel lago, colorando anche altri momenti della mia vita.
L’intensità con la quale viviamo la possiamo regolare noi, non è fuori controllo.
Però cercate di essere quanto più intensi potete.
L’amicizia, il lavoro, le vostre passioni e le vostre intenzioni. Non ci sono motivi per rimanere in superficie, tutto merita di essere studiato, approfondito, amato.
Io l’ho sperimentato e lo sperimento tutti i giorni…ché poi a rimanere freddi c’è tempo, il tempo dell’aldilà.
Vi voglio bene.

WOR(L)DS#6

standard 4 novembre 2013 44 responses

Progetto di Scrittura Creativa di Zelda was a Writer

WOR(L)DS #6 

Le lettere si accavallano, leggere, su uno strato di nuvole.
Escono dal comignolo solitario di quella casa in mezzo alla radura, di cui non ricordo il nome, ma solo la strada per arrivare.
Insieme alle lettere esce l’odore che mescola l’inverno con il sole.
La buccia del mandarino si rapprende, si accartoccia, arriccia i suoi confini arancioni che diventano piano piano più scuri, più duri, lasciando una scia croccante.
Lettere profumate si adagiano in un batuffolo di cotone appeso al cielo.
In questo mondo di ovatta cullo i miei pensieri, ora che passo le mie giornate tra le guglie del Duomo. Vedo Milano e vedo anche la radura, lontana, e la tua foto dai bordi rovinati appesa al muro.
Vedo le mensole impolverate, forbici, cornici, piccoli portafortuna e un salvadanaio. Ogni moneta che ho raccolto è un ricordo che ogni giorno pesco, come elemosina alla mia memoria.


***


E mentre queste parole si perdono e si riacchiappano, in un cumulonembo di lettere accatastate in attesa che qualcuno le sciolga e le riordini, vi lascio il piddieffe della scorsa settimana (e siamo a 5!!), con la promessa che ce ne saranno altri 5!
Questo non è l’unico progetto collettivo a cui aderisco in questo periodo, anche se devo dire che nella loro totale differenza un po’ sono simili. 
Sono due allenamenti, due esercitazioni, entrambi mi usano il mio corpo come mezzo per esprimere qualcosa e entrambi hanno come scopo una continuità successiva al termine dello stesso.
Qui si tratta di trovare le parole. 
Parole (chiave) che chiamano altre parole, associazioni di pensieri.
Nell’altro si tratta di gambe.
Che mi piace correre è cosa nota. Corro e rincorro sempre, tutto. Nella vita, nei fine settimana affollati di cose da fare, di persone da abbracciare e gatti da accarezzare.
E poi corro perchè corro. Ed ecco quindi Firenze Corre, il progetto di allenamento collettivo che fino a giugno riempirà ogni mercoledì le strade della mia città…potevo non partecipare?

Quindi penso…penso alla collettività. A come mi è sempre piaciuto fare le cose insieme, quando con la parola insieme si intende tante cose, tante persone, tante presenze. Non sono uno spirito che tende alla solitudine e questo, a mio avviso, è un valore aggiunto.
Rinchiudersi in un piccolo mondo solitario può far bene, a piccole dosi, ma la vita è affollata, fluente, ricca.
Non lasciatevi mai assorbire dall’apatia della solitudine.
Qui c’è un mondo di sorrisi e intrecci indissolubili, per tutti.

Benevento, Museo del Sannio, Chiostro di Santa Sofia – novembre 2013

WOR(L)DS#5

standard 28 ottobre 2013 24 responses

Progetto di Scrittura Creativa di Zelda was a Writer


WOR(L)DS #5
 

Sono una piccola trapezista, dimensioni tascabili, ego incontenibile. Il mio lavoro è il pericolo. Dondolo sul filo di uno yo-yo colorato, che mi trattiene e poi mi lascia.
La sospensione è la mia condizione ordinaria.
La straordinarietà sta nell’equilibrio, quello che sfioro quando, dondolando, intravedo i tuoi occhi tra il mio pubblico.
Tu sei il mio tappeto di luce, il mio cuscino di musica e fiori, il paracadute che ho sempre aspettato.
Ma sei anche la mia distrazione. Sei colui che manovra le mie emozioni, i movimenti liberi tra questi fili.
È solo un istante, quello sguardo fugge da me. Torno ad essere in pericolo, in questo teatro di possibilità, in questa vita di acrobazie in cui mi destreggio.
Ma questa volta il tuo sguardo rimane.
Mi arrampico sul filo, lascio il trapezio, posso rimanere nelle tue mani.

Ascoltando Sirens, Pearl Jam.

***
Un altro regalo di Camilla, il QUARTO PIDDIEFFONE 
realizzato con tutti i componimenti del kit nr4.
***

Puff puff, pant pant.
Mi immagino un fumetto che esce dalla mia testa, pensieri affaticati.
Ce la faccio, anche se è lunedì. Le parole me le ha rubate tutte la ragnatela di fili dello yo-yo, un incastro perfetto direi.
E allora mi spremo, faccio una fatica bestiale, ma qualcosa esce, anche se non come vorrei io. Ma in fondo, aderire ad un progetto è un riflesso di come io decido di vivere la mia vita:  
con costanza e con presenza. 
Sempre.
A scuola ero sempre presente. In cinque anni di superiori avrò fatto si e no una settimana di assenza (totale)!
Mi piace esserci, anche se gli altri non mi aspettano.
Mi piace essere un sorriso per chi torna stanco da lavoro.
Essere una sicurezza per chi non sa dove andare (anche se poi magari non servo a niente).
Mi piace anche essere inutile, insomma.
Però essere , nel mio posticino nel mondo, mi piace un sacco.
E questo blog, questi post, i progetti, le scelte che faccio, sono come una catenella fatta ad uncinetto.
Legata forte forte a quel filo.
Dondolo incerta, nel mio mare di certezze.
In fondo la trapezista sono io, piccola, tascabile (ma con un ego sproporzionato), catturata da mani accoglienti, senza alcun desiderio di tornare indietro.

WOR(L)DS#4

standard 21 ottobre 2013 56 responses

Progetto di Scrittura Creativa di Zelda was a Writer


WOR(L)DS #4 – 21 ottobre 2013

Quando quella magia blu ha invaso il mio sguardo, le ore scorrevano con un tempo diverso.
Un tempo senza tempo, le cui lancette nemmeno osavano far rumore.
E così mi perdo, tra le guglie ed i minareti di questa moschea, sulla riva del Bosforo, che mai ho dimenticato.
E ogni corda che pizzichi è uno spillo nel mio morbido cuore di spugna.
Conficchi e io assorbo il tuo suono, la tua luce, il tuo tempo, sparpagliati in un albero di bottoni colorati.
Un ramo, un bottone.
Un bottone, un pensiero.
Un bottone, un ricordo.
In questo taccuino dalle pagine ruvide appunto con foga i profumi del bazar, intingo il dito nelle spezie, ogni parola un aroma diverso.

Inseguimi Istanbul, porto un velo color zafferano.

Berry a Istanbul – gennaio 2009
 ****
Il piddieffe di WOR(L)DS#3 eccolo qui. 
Grazie Camilla per lo splendido lavoro.
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Oggi piove.
Zuppo i miei biscotti in ogni pozzanghera per ricordarmi che non è un temporale passeggero, ma è un figlio di questo autunno inoltrato, che presto diventerà inverno. 
Mi sono già annoiata di stivali e calze, cappellini cappottini strati-a-cipolla.
La mia bici piange lacrime sporche di smog, parcheggiata in giardino.
Però…chissà cosa mi regalerà questa stagione.
Ho tante idee.
Sono felice.
Innamorata.
Corrisposta (!!!!).
State qui con me, che mi piace tanto.

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CONSIGLIA Insalata di pasta alla feta