LA MIA RIVOLUZIONE. LENTA.

standard 25 novembre 2016 8 responses

“Il tempo mi ha cambiato un po’
Il tempo mi ha cambiato un po’
Una cosa sola non cambia mai…”

Trentaquattro anni. Un po’ meno me ne sento addosso, non perché mi sia mai mancata la vita da vivere, ma forse solo perché ne vorrei vivere ancora di più, ogni giorno.

Trentaquattro anni e un giorno, al quale si sommano i pensieri e le consapevolezze di un lungo e importante anno trascorso.

Mi faccio gli auguri, i complimenti, sono stata brava. Non sono tanto fan dell’autocompiacimento, anzi, sto sempre a cercare il mio difetto, il mio errore, il mio problema. Ma no, non è stato un anno semplice. Sono tornata a lavoro dopo i mesi di maternità, sono sopravvissuta a svariati virus dolcemente portati da mio figlio, sono stata drammaticamente assonnata e infelice, impaurita, scossa, in ansia. Ho conosciuto persone meravigliose, molto spesso anche inconsapevoli di esserlo, ho passato giorni felici e ricchi, sotto il sole, sotto la pioggia, sotto l’abbraccio confortante di un amore che non manca mai, quello del mio compagno di vita. Ho trascorso momenti di rabbia e di lotta, con me stessa e non solo, momenti in cui desideravo fuggire e cambiare tutto, stufa di alcune prepotenti banalità quotidiane. E’ stato un anno fatto di 365 giorni più uno. In cui ho imparato, di nuovo, l’amore. In cui ho rimodellato per la milionesima volta i miei approcci troppo aggressivi e insistenti (chissà che sia stata la volta buona), ho ripensato alle amicizie, quelle vere, che voglio trattenere, nonostante tutto. E a quelle che invece basta così.

Me la sono cavata. Essere madre, moglie, amica, collega, donna nel modo in cui io pretendo da me stessa di esserlo non è semplice. Ma è una scelta, tra le priorità più pungenti, quelle di cui hai più bisogno…scegli e te ne prendi cura. Ho scelto me stessa, sopra a tutti. Questo forse non mi è stato perdonato, ma non importa, le strade che si percorrono sono belle perché sono a senso unico, ma la vita lascia sempre spazio alle sorprese, alle ri-scoperte, agli abbracci vecchi ma nuovi. Ho scelto di essere madre, di AMARE profondamente questo ruolo, nonostante i sacrifici, i momenti NO grandi come una casa, la voglia di lamentarsi che ti aspetta sempre dietro l’angolo. Ho scelto l’amore, come sempre, al primo posto nella mia vita.

Ho scelto di cliccare “mi piace” a tutti i post di auguri su Facebook, leggendo ogni parola, soffermandomi su alcune frasi, dediche, passando veloce su altre.

Ho scelto di cambiare, cambiare di una rivoluzione lenta e costante. Basta con le paure, con la solitudine, con l’imposizione della cordialità se non ne ho voglia. Basta con la diplomazia. Con le guerre fredde inutili e senza sbocchi.

La mia rivoluzione. Lenta. Include tutto. Anche te.

“Non ci fossi stata tu
Io oggi come sarei
Non ci fossi stata tu

Oggi non so com’ero vent’anni fa
Oggi non lo so più”
1993 – Boosta

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La mia prima scelta

vantaggi e viaggi (mentali!)

standard 13 luglio 2012 2 responses
anche tu lavori chiusa tra 4 mura (o, come nel mio caso, da due librerie e due mura) in un ufficio?
anche tu cerchi, ogni mattina, qualche ragione, qualche vantaggio, per il quale decidi di alzarte il tuo culetto santo dal lettino e giungere tra le rassicuranti scartoffie della tua scrivania?
ecco un mirabolante elenco di vantaggi portati dal lavoro-da-ufficio. in ordine rigorosamente sparso.
1. week-end libero. a meno che non ci siano eventi, manifestazioni, cazzi&mazzi&rockenroll io il week end me lo passo a casina. il venerdì pomeriggio, in attesa delle 18 (come quando a scuola suonava la campanella) è un pomeriggio sublime (talvolta 🙂 ).
2. condivisione. lavorare con delle belle colleghe (tiè – tiè per tutti i detrattori delle colleghe donne che sono sempre invidiose e antipatiche, con lotte intestine tra loro, io posso dire NOI NO!) come le mie è una soddisfazione per il mio spirito allegro e caciarone, visto che ho sempre qualcosa da raccontare per deliziare le nostre pause pranzo.
3. le piccole cose. il sapore delle piccole cose, degli sguardi di intesa, delle parole confortanti (anche al telefono), di un caffè (d’orzo) davanti alla macchinetta, della cazzata via mail, del gelato il venerdì a pranzo.

4. aprire i post-it nuovi. hanno quell’odore strano, che solo la carta giallina con l’adesivo può avere e sono irrimediabilmente magnetici. rimangono incollati alla mano di qualsiasi persona passa alla tua scrivania, come le penne. sembra che non stiano aspettando altro che di prenderli! passione malata per la cancelleria.

5. il mirabolante elenco…credo che finisca qua. stamani avevo molte più idee e molta più energia, ma adesso è cominciato il pomeriggio di cui parlavo al punto 1… è come una valanga, più passano i secondi più che la mia inventiva scema verso la banalità della successione del tempo. la voglia di casa, il profumo del collo di mia nipote, i miei gatti, il silenzio della campagna. sento questo adesso. 
ma nelle orecchie ancora risuona forte il concerto di ieri sera.
nelle mie gambe una flebile stanchezza, in armonia con la liberazione che sentivo dentro di me, piano piano, arrivare come un temporale che prende la rincorsa.
ogni salto che facevo mi scrollavo di dosso un difficilissimo duemiladodici, ogni goccia di sudore scavava il rivolo per un nuovo fiume di vita, ogni mano alzata, ogni urlo tirato fuori dalla mia gola era il paladino della mia nuova estate, di quello che voglio vivere, della mia incostanza (cit…), del mio bisogno di fare quello che mi passa per la testa, senza pensare troppo alle conseguenze.

perchè in fondo… “è come una costante sensazione di mancata appartenenza” di cui sono ampiamente fiera. 
felice. libera.
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